Big Data: che cosa sono e perché sono importanti

cosa sono i big data

Di Big Data si sente parlare sempre più spesso. Ma cosa sono esattamente? E soprattutto, perché sono così importanti? Con il termine Big Data si fa riferimento ad un grande volume di dati, sia strutturati che non, che quotidianamente inondano le aziende. Ma non è tanto il volume di questi dati ad essere importante, quanto l’utilizzo che tali aziende andranno a farne.

I Big Data infatti, per essere utili, devono costantemente essere analizzati, al fine di reperire informazioni utili e di valore, che possano condurre l’azienda a prendere decisioni migliori e ad implementare le giuste mosse strategiche. In questo articolo faremo una panoramica completa sull’argomento.

Cosa sono i Big data?

Abbiamo detto come la definizione di Big Data si riferisca ad un volume molto grande di dati informatici, talmente complessi e veloci che risulta impossibile elaborarli con metodi convenzionali. La memorizzazione e l’accesso a questa mole di informazioni, su cui andranno effettuate le analisi, non sono del tutto nuove attività, perché esistono da parecchio tempo. Il concetto vero e proprio di Big Data però, ha preso forma solamente all’inizio degli anni 2000, e più precisamente nel momento in cui Doug Laney, analista di mercato, ha sviluppato l’attuale definizione con le note “tre V”:

  • Volume. Le organizzazioni possono raccogliere dati da moltissime fonti: transazioni commerciali, apparecchiature industriali, dispositivi IoT, social media, video e molto altro ancora. In passato la semplice archiviazione di una simile mole di dati, avrebbe avuto un costo davvero molto alto, ma ad oggi tali costi sono diventati sicuramente più accessibili.
  • Velocità. Con l’attuale tasso di crescita dell’IoT (Internet delle Cose), i flussi di dati in arrivo alle organizzazioni devono essere gestiti in maniera tempestiva a causa di una velocità realmente senza precedenti. Sensori, Tag RFID, contatori intelligenti ed altri strumenti, hanno contribuito ad aumentare notevolmente l’esigenza di gestire la mole di dati in tempo quasi reale.
  • Varietà. I Big Data sono disponibili in moltissimi formati, dai documenti di testo magari non strutturati, ai database tradizionali strutturati, audio, video, e-mail, transazioni finanziarie ed altro ancora.

In realtà per completare il quadro, andrebbero prese in considerazioni due voci ulteriori, quella della variabilità e quella delle veridicità. Per la prima, è opportuno sapere che i dati oltre a crescere in varietà e velocità, sono anche imprevedibili, quindi mutano continuamente. Ad esempio, sapere cos’è di tendenza su un social media in quel preciso momento, per un’azienda potrebbe rivelarsi davvero molto utile.

Per quanto concerne la veridicità invece, si fa riferimento alla qualità dei dati. Proprio perché i dati provengono da molte fonti diverse infatti, risulta piuttosto difficile collegare, pulire e trasformare i flussi tra i vari sistemi. Per questo motivo, un’organizzazione ha la necessità di effettuare dei collegamenti, creando delle gerarchie di dati. Solamente in questo modo si evita che possano andare fuori controllo.

Perché i Big Data sono importanti?

Come abbiamo detto, l’importanza dei Big Data non è da ricercarsi nel loro volume, quanto piuttosto nell’utilizzo che si potrà fare di tali dati. Volendo fare degli esempi concreti, è possibile accedere ad una serie di dati provenienti da una fonte qualsiasi, procedere con l’analisi e trovare delle risposte che permettono di:

  • Ridurre i costi.
  • Accorciare le tempistiche.
  • Sviluppare nuove offerte e persino nuovi prodotti o servizi.
  • Prendere decisioni più “snelle” e smart.

Combinando Big Data e Analytics inoltre, si possono ottenere ulteriori informazioni importantissime, come quelle per:

  • Identificare le cause di problemi, guasti e difetti in real time.
  • Generare dei coupon all’interno dei punti vendita basandosi sulle abitudini di acquisto della clientela.
  • Ricalcolare rischi interi di portafoglio in pochi attimi.
  • Identificare un comportamento fraudolento anche prima che possa colpire l’azienda.

In altre parole, analizzare grandi flussi di dati consente di generare nuova conoscenza che tornerà sicuramente utile per prendere decisioni realmente consapevoli. Dalla personalizzazione della comunicazione con la clientela, passando per la gestione delle emergenze, fino ad una maggiore efficienza dei processi produttivi: i Big Data impattano su tutti questi processi.

La diffusione dei Big data in Italia

A questo punto, dopo aver definito i Big Data sia sotto il profilo teorico, comprendendo significato, storia e importanza, che sotto quello pratico, illustrandone le potenzialità, ora cercheremo di capire le aziende italiane se hanno realmente compreso il valore di questo tesoro. Innanzitutto, negli ultimi 4 anni il mercato Big Data ha visto una crescita del 20% su base annua. Ovviamente tale mercato è stato principalmente trascinato dalle grandi aziende. Tra queste, la stragrande maggioranza dichiara di aver investito in nuove tecnologie, metodologie di gestione, competenze e analisi dei dati.

Il discorso cambia però per le piccole e medie imprese, che come risaputo rappresentano il tessuto industriale del nostro paese. Queste realtà si muovono molto più lentamente, anche a causa della difficoltà di reperire figure con le giuste competenze. Ma non solo: proprio a causa della natura di molte di queste imprese, che in alcuni casi risultano quasi a conduzione familiare, non c’è ancora una ferma consapevolezza del valore della digitalizzazione. In altre parole, mentre a livello internazionale il fermento è tangibile e verificabile dalla nascita di molte start up, in Italia la situazione ristagna.

Ma perché si sta verificando questa situazione? A differenza della complessità dei Big Data, la risposta al quesito in questo caso è piuttosto semplice: le PMI nutrono l’errata convinzione che questi flussi di dati siano utili solamente alle organizzazioni di grandi dimensioni. Ciò che molte imprese faticano a comprendere infatti, è che Big Data non significa solamente grandi moli di dati, ma anche flussi di tipologie differenti analizzati in tempo reale.

Volendo sottoporre un esempio concreto, una PMI Consumer potrebbe seguire il cliente durante tutta l’esperienza di vendita, ma soprattutto lungo la relativa customer experience, riuscendo a tracciare le sue attività online ma anche offline. Ma l’analisi dei dati non si limita a questo, perché questa potrebbe favorire anche l’ottimizzazione dei processi con la conseguente riduzione dei costi, il miglioramento dei rapporti con i propri fornitori, e in alcuni casi anche contribuire alla nascita di nuovi prodotti e servizi. In altre parole, stiamo parlando di una serie di opportunità trasversali, che però risultano di difficile comprensione per molte imprese.

Per tante altre, è persino difficile riconoscere la mole di benefici che gli investimenti in campo tecnologico potrebbero restituire. L’errore è quello di considerare queste uscite come un costo “vivo”, piuttosto che appunto come un investimento con un potenziale alto tasso di rendimento. Un altro freno da non sottovalutare, è la “Spada di Damocle” del GDPR. In questo caso, sono davvero molto poche le aziende che ritengono critica la gestione della sicurezza e della privacy. Prendendo la situazione nel suo complesso ad esempio, le imprese che hanno assunto figure specializzate nella gestione dei Big Data, sono solamente una piccolissima percentuale.

Nonostante questo però, è opportuno segnalare che, anche se a passo decisamente più lento rispetto a molte altre Nazioni estere, qualche segno di miglioramento è possibile vederlo anche nel nostro Paese. La diffusione ad esempio di soluzioni in Cloud, sta vivendo una crescita inarrestabile. Questo perché i costi ridotti di tali soluzioni, decisamente inferiori agli strumenti tradizionali in locale, permettono anche alle imprese di piccole dimensioni di utilizzare questi servizi, che ricordiamo hanno impattano fortemente sui processi aziendali.


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